Italiano all’estero

Anche se sono passati ormai quasi tre anni da quando ci siamo trasferiti all’estero il mio subconscio pensa ancora di essere in Italia. Ci sono troppe cose che ci tengono ancorati alla vita precedente che è difficile, soprattutto alla mia etá  cambiare radicalmente le proprie abitudini. In tutto questo ho delle colpe, ma credo anche qualche attenuante.

La prima colpa, gravissima è quella di non aver mai abbandonato la TV italiana: notizie, gossip, calcio e previsioni del tempo sono ancora quelle del bel paese. Purtroppo la realtà si presenta puntale e spietata ogni mattina, quando tra freddo, buio e pioggia, ho la nostalgia del pallido sole invernale del Cusio.

A parte questo piccolo peccato veniale, la seconda colpa è da attribuire alla mia primitiva pigrizia ad intraprendere nuove relazioni sociali. Potrebbe non sembrare vero ma prima di riuscire ad ingaggiarmi in qualche cosa di nuovo c’è bisogno di  qualcuno che mi minacci. Prima era Alberto, adesso il testimone è passato a mia moglie!

All’inizio, ed intendo dire da quando siamo qui, davo la colpa al problema che avevo con la lingua francofona, ma onestamente era una grande menzogna visto che ci sono più italiani qui che in piazza del Duomo a Milano.  E proprio questa è la mia prima attenuante!!!

Italiani in Lux ce ne sono come il prezzemolo. Facendo un rapido conto direi che su dieci amici che ci siamo fatti in questi tre anni, nove sono Italiani mentre il decimo NON è Lussemburghese. Trovarne uno è come cercare un piemontese doc di due generazioni a Torino. Dico cosi, senza offendere nessuno, perché ho un po’ di esperienza sul campo!

Per la carità, non è un problema senonché gli italiani all’estero sono come i pensionati di fronte ad un lavoro pubblico: criticoni!!!! Disprezzano quello che fino a ieri era la loro quotidianità, ma appena si aprono gli sconti su Easy-jet comprano il biglietto per rientrare a casa ed ingozzarsi come pitoni (ed io sono il primo).

L’ultima attenuante, ma senza colpevolizzarla, è Elisabetta. Con lei non è stato possibile avere una intensa vita “sociale”, perché onestamente eravamo troppo stanchi noi alla fine della giornata ed era troppo piccola lei per agganciarci ad ogni iniziativa ludico/culturale. Tutto sommato devo dire  sono stati tre anni decisamente movimentati.

Va beh, per concludere, tra colleghi ed amici italiani e con il fatto che l’Italia digitale è sempre a portata di mano non è stato semplice integrarsi nel nuovo paese.

Perché’ ho fatto questa riflessione? Perché questa settimana ci è arrivata la lettera per votare e ho realizzato che anche se mi sento italiano come se ci abitassi, non ci abito più!

Sembra una banalità ma il mio voto non conta come quello degli altri italiani. Adesso posso solo scegliere per una “emarginata” fetta di candidati composta probabilmente dagli “scarti” dei vari partiti politici, che compone la circoscrizione Europa. E considerando il loro ridottissimo numero, il mio voto non sposterà nessun equilibrio, sempre che prima lo avesse mai fatto. Adesso sono uno dei tanti italiani residenti all’estero, che guarda l’Italia dall’altra parte della frontiera, senza aver ancora capito come relazionarmi con lei. Da una parte è come se non t’avessi mai lasciata ma dall’altra è evidente che non ti appartengo più!

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