Gli gnocchi della nonna

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Uno dei ricordi più vivi che ho di quando ero bambino è quello degli gnocchi della nonna Clara. Quasi una volta alla settimana ce li preparava per pranzo. Mi ricordo che era un bel lavorone, uno di quelli che le prendeva tutta la mattina. Si partiva di buona lena con la preparazione del ragù, per poi dedicarsi alle patate, all’impastatura e alla loro creazione. Ero appassionato nel guardare la sua incredibile manualità quando creava quei salamini lunghissimi e perfetti di pasta di patate. Di come li piegasse ad U per trasformarli con rapidi tagli in blocchetti di gnocchi grezzi. Ed infine,  di come li attorcigliava, uno ad uno con la forchetta, per dargli quelle righette che tanto bene raccoglievano il suo buonissimo sugo. Alla fine li disponeva in file perfette sullo strofinaccio quadrettato di azzurro, lasciandomene mangiarne assaggiare uno o al massimo due crudi: una vera delizia.

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Appena scorgevamo dalla finestra della cucina la macchina di Mamma e Papà sul curvone, li buttavamo nella padella con l’acqua gia in ebollizione e via, tutti a tavola a gustarsi quella delizia. Per anni non ho capito come la gente potesse mangiare gli gnocchi senza le righe: sono troppo tristi.

È passato un secolo dall’ultima volta che li ho mangiati. Ma oggi, in Lussemburgo, grazie all’estro da Masterchef dello [xyz-ihs snippet=”Zio-Simo”] li abbiamo fatti. Abbiamo ripreso lo stesso procedimento: stesso ragù, stessa forma e arricciatura. Beh forse su questa ultima dobbiamo prendere un pochino di manualità ma  il risultato complessivo è stato eccellente. Un vero pranzo di famiglia, con quel ricordo meraviglioso della cucina della nonna.

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La nonna ci ha insegnato un sacco di cose. Ma le nonne sono così: un patrimonio inestimabile per i loro nipoti.

Questo post è dedicato a tutte le nonne, perché ovunque voi siate, siete e sarete sempre nel nostro cuore.

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